A Roma, tra Gianicolo e Portuense, circola un autobus dell’ATAC, il 710, che propone a grandi lettere, VIA LENIN.
La dottrina leninista del potere monopartitico è indubbiamente in ribasso, ma in Cina, Corea del Nord, Vietnam, Laos, Cuba sopravvive e in Italia esistono tuttora nostalgici devoti che “ignorano” le complicità criminali di Togliatti con l’allievo di Lenin, con Josif Stalin.
Anche se in Italia non è crollato un muro come a Berlino, si è verificato qualche giorno fa un fatto nuovo: le formazioni politiche che si ispirano all’ideologia leninista-kominternista registrano ormai un consenso quasi nullo. Sarebbe auspicabile da parte del nuovo sindaco della Città Eterna impegnarsi su un punto d’alto significato simbolico: come a Berlino, dopo la caduta del muro, rendere onore alle vittime del totalitarismo rosso, cancellando dalle insegne i nomi di chi ha causato o contribuito a causare con la propria complicità tante sofferenze.
Roma, che ha già rifiutato di intitolare una piazzetta a un fascista pentito come Bottai, uno di quelli che ebbe il coraggio il 25 luglio di votare contro Mussolini, potrebbe ancora una volta mostrare la propria sensibilità in campo toponomastico.
Il “Migliore”, non solo non osò mai votare contro Stalin, ma lo applaudiva quando Baffone faceva fucilare i suoi compagni; eppure, un grande viale è intitolato a Palmiro Togliatti.


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